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I benefici del progetto ‘potenziamento espressivo’: 7 mesi di percorso con i ragazzi delle prime al Cfp

Adolescenza un valore aggiunto?
Dove va l’energia?
Che cosa sta accadendo?
I conflitti costruttivi sono necessari?
Come trasformare un’emozione?
C’è bisogno di ascolto, di giocosità, di avere una direzione per vivere con passione questo meraviglioso tempo di scoperta di sé stessi. C’è bisogno di imparare a sentire il proprio corpo, di sapere cosa si vuole e non solo cosa non si vuole ottenere, di stare in compagnia di sé stessi, di gestire emozioni intense come rabbia-paura-rassegnazione, di comunicare i propri stati d’animo e opinioni. In altri termini c’è bisogno di confronto, sostegno, coerenza, connessione, inclusione, giustizia, forza interiore, affetto, libertà, gioia, corresponsabilità, senso.

In questi mesi al Cfp Canossa di Lodi ho avuto modo di far partire grazie alla cooperazione della Direzione e di tutti i colleghi il progetto “potenziamento espressivo” per le classi prime superiori. Le aree di intervento del percorso che ho strutturato si rifanno all’ascolto del corpo, la presenza mentale e meditazione, la comunicazione non violenta (all’interno del metodo che ho sviluppato e ho chiamato “conoscersi per comunicare”), lo yoga della risata come strumento evolutivo, come raggiungere i propri obiettivi e come intercettare il proprio scopo di vita. Questo progetto nasce per soddisfare i bisogni esistenziali dei ragazzi/e e non è una semplice risposta all’attuale crisi epidemiologica. E’ importante far chiarezza su questo punto. Attraverso l’esperienza dell’ascolto del corpo i ragazzi hanno imparato a descrivere chi sono e a dare un nome alle sensazioni che avvertono nel corpo. Questo processo dal pensare al sentire li ha resi meno reattivi. Stando nel mentale in una situazione di conflitto, i ragazzi hanno avuto modo di sperimentare quanto sia immediato cercare un colpevole o vedere chi ha torto e chi ha ragione. Nel sentire invece si sono dati la possibilità di contattare le emozioni e di riconoscere i propri bisogni. Questo processo dal pensare al sentire permette ai ragazzi di essere più empatici e costruttivi all’interno di ogni tipo di relazione. Attraverso una serie di esercizi di ascolto del corpo i ragazzi hanno preso coscienza che la comunicazione ad ogni livello e soprattutto la comunicazione violenta come la violenza fisica, sono una risposta a emozioni intense non del tutto digerite e metabolizzate. Hanno incominciato a “comprendere” che l’altro (compagno di classe, insegnante, familiare etc) porta a galla ferite non del tutto superate e che ferirlo e distruggerlo è solo un tentativo per gestire e orientare l’energia in accumulo nel proprio corpo. Hanno compreso che allontanare l’altro o sfidarlo sono tentativi inconsci per affermare il proprio diritto di esistere e il bisogno di essere riconosciuti. Hanno compreso che la povertà di linguaggio genera relazioni povere per questo abbiamo studiato e ampliato il vocabolario attivo fatto di sentimenti e bisogni.
I ragazzi si sono concessi la possibilità di incominciare a fare silenzio. A generare uno spazio di silenzio sia verbale e soprattutto di presenza, ciascuno a suo modo e secondo le proprie possibilità dentro sé. Gli alunni hanno compreso quanto sia difficile e anche entusiasmante riconoscere i propri mostri e le proprie risorse. Hanno appreso strumenti e tecniche per vivere nel momento presente e per aumentare la propria concentrazione. Abbiamo lavorato sull’importanza di intercettare i propri obiettivi esteriori e quelli interiori, così come per le motivazioni: estrinseche ed intrinseche. I ragazzi hanno portato a galla e condiviso nel gruppo, attraverso alcune esercitazioni cosa sostiene il proprio agire. Abbiamo lavorato su “si ottiene ciò a cui si pensa”. I ragazzi hanno preso coscienza di quanto si vada in cerca in ogni ambito della propria esistenza, di prove che confermino i propri pensieri. Questo limita tantissimo il modo di pensare e di agire. Questo tipo di atteggiamento mentale, fa si che si escluda una fetta di mondo o che si guardi il mondo solo da una certa prospettiva. Hanno compreso che si agisce in base a ciò cui si pensa e che il peggior nemico è dentro di sé. I ragazzi hanno svolto una serie di esercitazioni per comprendere come l’azione, il dialogo interno siano una conseguenza dei loro pensieri profondi.
Il clima emotivo di rispetto e fiducia che si è generato e che insieme abbiamo costruito ha permesso a diversi ragazzi/e di aprirsi e confidarsi all’interno del gruppo classe. La parte di maggior resistenza nei ragazzi si è verificata nell’area della risata. Molti ragazzi sono ancora legati alla credenza che ridere sia una perdita di tempo o che non serva a nulla, altri hanno vergogna di esporsi e mostrarsi, altri ancora sono fermi e rigidi nelle proprie posizioni e schemi mentali, quasi a voler affermare e mostrare il proprio dolore. Sui benefici scientifici della risata troverete un sacco di materiale online.
Abbiamo svolto in alcuni momenti esercizi di improvvisazione teatrale per dare la possibilità ad ogni alunno di mettere in scena alcune parti, ruoli, stati d’animo. “Non troverete la vostra grandezza in un’aula scolastica, né durante un tirocinio in un maestro o nei commenti confortanti di famigliari, amici o fidanzati, animati da buone intenzioni. La troverete dentro di voi. L’importante è che siate coscienti della grandezza che scorre attraverso di voi costantemente. La incontrerete concentrandovi nelle meditazione per esprimere la vostra gratitudine e smettendo di farvi influenzare da punti di vista contrari. In particolare, osservate e ascoltate le critiche che derivano dal dialogo interiore con voi stessi. Voi siete pura grandezza..esattamente la stessa grandezza che crea la vita. Tenete ben presente questo concetto e riuscirete ad attrarre a voi gli stessi poteri della creazione: appariranno le persone giuste. Si verificheranno proprio gli eventi che desiderate”.
Wayne Dyer

Con amore e gratitudine

Angelo Cattaneo

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