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Dialogo al buio per imparare la resilienza

I ragazzi del Cfp Canossa di Crema hanno vissuto in questi giorni, a distanza, un’esperienza molto speciale grazie alla professoressa Silvia Merico.

Un ‘dialogo al buio’ con Gaspare Pagano, fisioterapista ipovedente, marito di Chiara Bombelli educatrice che lavora come assistente di alcuni ragazzi del Cfp.

Dal video, con grande serenità, Gaspare ha raccontato la sua storia.

E’ nato vedente e poi, a causa di una patologia a carico della retina, ha iniziato a perdere la vista (erano gli anni delle scuole superiori). Un periodo molto duro, una prova che avrebbe messo in difficoltà chiunque, eppure lui sostiene che è stata “un’opportunità per vedere il mondo in modo migliore, con un’attenzione diversa”. Racconta di aver seguito dei corsi per avvicinarsi agli ausili, come l’uso del bastone bianco, o programmi informatici di sintesi vocale, perché “tutto serve ed è importante per non perdere un diritto fondamentale: l’autonomia.
Essere autonomo per un non vedente significa riuscire a costruire un ambiente mentale, una mappa che ti permette di muoverti. In questo senso a volte le città sono complesse perché hanno troppe barriere architettoniche”.

E’ felice di poter affermare che la società di oggi sia più inclusiva e permette ai ragazzi non vedenti di crescere vicini ai propri coetanei. A questo proposito ha raccontato di aver frequentato una scuola speciale, con convitto, a Firenze (che allora era l’unica in Italia): una realtà che gli ha permesso di imparare il lavoro di massoterapista. Attività che ora pratica in Ospedale a Crema. La scuola lo ha supportato nella costruzione della personalità, nella ricerca dell’autonomia e anche nella scelta della professione. Un contributo fondamentale anche a livello psicologico, capace di trasmettergli la sicurezza e la serenità che lo hanno portato a dare vita a una bellissima famiglia con Chiara e la loro bimba Beatrice.

Oggi questa scuola non esiste più, perché “c’è una maggiore inclusione sociale che permette ai non vedenti di fare esperienza e formazione nel mondo di tutti”, così oggi la scuola diventa vita e la vita diventa scuola”.

“Ho dovuto rimettermi in gioco: quando ti adatti a una nuova situazione, anche se difficile, arrivi a viverla come fosse normalità. In qualsiasi situazione siamo diversi, ma saremo al contempo sempre molto simili ai nostri coetanei; è una questione di testa e di volontà”.

Ognuno ha la propria personalità e visione del mondo: più ci confrontiamo, più ci arricchiamo. Occorre abbattere le barriere sociali e anche quelle architettoniche: è la mentalità che costruisce la società, così come costruisce le strutture in cui si vive”.

Gaspare ha parlato sempre col sorriso, lui e Chiara hanno raccontato come l’ironia li aiuti nella vita quotidiana. Si sono organizzati, con un’attenzione agli spazi condivisi, alla collocazione degli oggetti, alla pianificazione dei tempi.

Lui fa tutto: cucina, accudisce la figlia, va al lavoro coi mezzi, ha praticato molti sport (nuoto, canottaggio, calcio, sci e baseball). La sua vita è ricca, varia; lui e Chiara si sono conosciuti a un corso di ballo ed è stato “amore a prima vista”: lei dice che neanche per un istante lo ha considerato un ‘non vedente’ (lui l’ha invitata a ballare conducendo la danza).

Chiara, il loro amore, la famiglia che hanno creato….fa tutto parte di una scommessa con la vita che Gaspare ha vinto alla grande. E’ la prova che si può integrare una disabilità importante e condurre una vita normale.

E’ possibile adattarsi a qualunque cambiamento nella propria esistenza cercando con forza e creatività il sentiero da percorrere, la via che ci aiuterà a trovare un nuovo equilibrio trasformando le avversità in occasioni per cambiare in meglio.

Una testimonianza preziosa in questo periodo di difficoltà per la didattica a distanza e la lontananza dagli amici. I ragazzi si sono sentiti molto coinvolti e motivati dal racconto di Gaspare: se ha trovato la forza lui anche tutti noi possiamo trasformare l’esperienza di quest’anno di pandemia  in un’opportunità di crescita personale, in attesa di ritrovarci presto in classe a condividere le ore di lezione come un tempo.

 

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